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NOTE CRITICHE
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Giovedì 15 Gennaio 2009 13:23
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Luca Marianaccio
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Rocco Errico - Monteiasi '76

Foto B/NIl percorso espositivo è la narrazione attraverso immagini in bianco e nero di una giornata con la propria macchina fotografica a raccontare la Puglia degli anni 70, documento prezioso per una regione divenuta ormai location per set cinematografici. Errico è quello che si suole definire un fotografo militante, capace di raccontare la propria passione politica attraverso le immagini, ma la parola politica è da intendersi come “polis”, città fatta di persone con le loro storie. Avrebbe potuto raccontare il suo percorso con dei ritratti, scegliendo la modalità più emotivamente coinvolgente; Errico sceglie, ed è una sua costante, inquadrature  atipiche e  soggetti singolari (la suola delle scarpe consunte, piedi in cammino, secchi portati con fatica) senza che il singolo, con la propria  individualità sia protagonista. Lo diventano la fatica, la soffenza, come patrimonio comune all’umanità tutta, quello che gli antichi Greci chiamavano “simpatia nel  senso etimologico “soffrire, entrare in relazione con qualcuno”, ma con fiducia nel cambiamento nell’andare avanti.

Un’altra serie di foto, tra quelle proposte dalla bella operazione voluta dagli amici del Gruppo Anonimo '74, ha come protagoniste le insegne di Monteiasi (costante della sua produzione, come un bellissimo reportage sulle scritte politiche a Bari, in anticipo di decenni sulla street art) dove un dettaglio, un oggetto quotidiano visto da tutti, ma mai “guardato”, diventano il pretesto per raccontare il trascorrere del tempo che nei nostri paesi sembra non passare mai ed esserci sempre in abbondanza. Invece documento di un’epoca ormai scomparsa sono questi squarci sul vissuto, sul quotidiano. Anche qui si crea un diagolo con chi viene ritratto, ma non si banalizza mai. Il dialogo è rispettoso: l’essere umano colui che fa parte della moltitudine che fa la storia, senza esserne protagonista in prima persona,  a diffenza dei grandi che Errico ha saputo raccontare senza alcuna soggezione in maniera personalissima.

Chi fa il mio lavoro, io sono una gallerista, svolge una c.d. professione dell’incontro e queste serate , sono incontri fortunati che ci rendono orgogliosi del lavoro che facciamo. Grazie a tutti voi. Vincenza Monteforte



Ultimo aggiornamento ( Lunedì 12 Agosto 2019 11:18 )